mercoledì 20 gennaio 2010

"Tempesta di ghiaccio" di Giles Blunt




Ho acquistato questo libro perché la copertina mi ha subito ricordato la scena iniziale di uno dei miei  romanzi preferiti, "Gorky Park".
E in effetti anche nel thriller di Blunt, così come nell'opera più famosa di Cruz Smith, la vicenda prende l'avvio in seguito al ritrovamento di un cadavere parzialmente sepolto dalla neve; e anche se in questo caso i protagonisti si trovano ad Algonquin Bay, piccola cittadina del Canada, e non sullo sfondo della Russia dilaniata dal crollo del comunismo, le analogie non si fermano qui.  Infatti, anche in "Tempesta di ghiaccio" si profilano i contorni della storia travagliata di un Paese, il Canada, che non ha ancora superato le differenze culturali dei suoi abitanti.
Inoltre anche in "Tempesta di ghiaccio" buona parte della soluzione del mistero poggia sulla ricostruzione delle fattezze di un uomo: ma se in "Gorky Park" si ricostruiva il viso di un cadavere dopo averlo scarnificato grazie all'azione di alcuni vermi, nel romanzo di Blunt la scientifica ricostruisce l'aspetto di un personaggio da una sua vecchia foto, grazie a una più attuale e meno schifosa simulazione al computer.
Infine, anche il libro di Blunt vive parecchi dei momenti migliori quando si concentra sui tormenti del protagonista maschile, preso nel mezzo da errori per i quali sta ancora pagando e l'attrazione per la giovane collega per la quale parrebbe disposto a tradire la moglie.
Tutto ciò non deve però indurre a considerare "Tempesta di Ghiaccio" così sovrapponibile a "Gorky Park" da renderlo un'inutile copia: anche se non altrettanto profondo nell'analisi psicologica dei personaggi, si tratta di un buon giallo, con dialoghi tesi quando non spiritosi e protagonisti simpatici.
E poi, ancora come "Gorky Park", ma qui senza rubargli nulla, il racconto gode di un'atmosfera particolare: quella poco bazzicata del Canada, con i suoi paesaggi, il suo clima e tutti i suoi risalenti contrasti.

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