mercoledì 20 gennaio 2010

"Tempesta di ghiaccio" di Giles Blunt




Ho acquistato questo libro perché la copertina mi ha subito ricordato la scena iniziale di uno dei miei  romanzi preferiti, "Gorky Park".
E in effetti anche nel thriller di Blunt, così come nell'opera più famosa di Cruz Smith, la vicenda prende l'avvio in seguito al ritrovamento di un cadavere parzialmente sepolto dalla neve; e anche se in questo caso i protagonisti si trovano ad Algonquin Bay, piccola cittadina del Canada, e non sullo sfondo della Russia dilaniata dal crollo del comunismo, le analogie non si fermano qui.  Infatti, anche in "Tempesta di ghiaccio" si profilano i contorni della storia travagliata di un Paese, il Canada, che non ha ancora superato le differenze culturali dei suoi abitanti.
Inoltre anche in "Tempesta di ghiaccio" buona parte della soluzione del mistero poggia sulla ricostruzione delle fattezze di un uomo: ma se in "Gorky Park" si ricostruiva il viso di un cadavere dopo averlo scarnificato grazie all'azione di alcuni vermi, nel romanzo di Blunt la scientifica ricostruisce l'aspetto di un personaggio da una sua vecchia foto, grazie a una più attuale e meno schifosa simulazione al computer.
Infine, anche il libro di Blunt vive parecchi dei momenti migliori quando si concentra sui tormenti del protagonista maschile, preso nel mezzo da errori per i quali sta ancora pagando e l'attrazione per la giovane collega per la quale parrebbe disposto a tradire la moglie.
Tutto ciò non deve però indurre a considerare "Tempesta di Ghiaccio" così sovrapponibile a "Gorky Park" da renderlo un'inutile copia: anche se non altrettanto profondo nell'analisi psicologica dei personaggi, si tratta di un buon giallo, con dialoghi tesi quando non spiritosi e protagonisti simpatici.
E poi, ancora come "Gorky Park", ma qui senza rubargli nulla, il racconto gode di un'atmosfera particolare: quella poco bazzicata del Canada, con i suoi paesaggi, il suo clima e tutti i suoi risalenti contrasti.

domenica 29 novembre 2009

Mi alzo e prendo un vocabolario o uso Google?

Oggi ho provato la nuova funzione "Aa" dell'editor di testi integrato in Blogger in draft.
Si tratta di un dizionario in grado di fornire la definizione della parola selezionata e suoi sinonimi e contrari (quest'ultima funzione, per la verità, non pare ancora attiva)..
Per effettuare la prova, ho scritto una parola a caso, "poi", e queste sono le possibili definizioni individuate dal vocabolario:

poi

Definizioni web

Per carità, informazioni che possono  anche risultare interessanti, ma i buoni, vecchi, avverbi di tempo che fine hanno fatto?

domenica 18 ottobre 2009

Una settimana da...giurato



Durante la settimana appena trascorsa, ho vissuto, con soddisfazione, una nuova esperienza: sono stato membro della giuria del Novara Cinefestival.
Il concorso è riservato ai cortometraggi e le opere provenivano da tutta Europa; quello di origine più remota, addirittura dalla Russia.
Anche se ero stato arruolato soprattutto per tenere d'occhio le molte opere di animazione in gara, la mia qualifica di "giurato" mi ha consentito di assistere alla proiezione della gran parte dei film.
Così, mi sono avvicinato a una forma espressiva che bazzico poco e che ho scoperto essere stimolante e brulicante di talenti.
Prima di tutto, ho potuto sgombrare il campo da un pregiudizio: "cortometraggio" non è affatto sinonimo di produzione dai mezzi poveri. Spesso, le opere avevano per protagonisti attori molto noti e alcune di esse si avvalevano di effetti speciali in CGI che hanno superato alla grande la prova del grande schermo (penso in particolare a questo film, ma anche a questa animazione).
Ma ciò che, a mio avviso, dovrebbe consigliare una maggiore attenzione da parte del pubblico per questa forma d'arte è rappresentato dall'efficacia espressiva e dall'intensità che spesso l'accompagnano.
Come avviene per i racconti letterari, anche nei cortometraggi l'autore non ha modo di nascondersi: la sintesi, imposta per definizione, obbliga la ricerca della soluzione più efficace per comunicare informazioni ed emozioni.
La storia deve fare immediata presa sul pubblico. I personaggi devono essere da subito delineati.
Così, da una limitazione che parrebbe penalizzante, nasce invece un punto di forza. Se ben utilizzato, il procedimento evocativo, nei cortometraggi, è in grado di raccontare e trasmettere molto più di quanto non appaia sullo schermo in pochi minuti.
E di opere notevoli, al Novara Cinefestival, ce n'erano davvero parecchie.
Sul sito della manifestazione ne trovate l'elenco: una semplice ricerca in rete vi guiderà ai trailer o, nel migliore dei casi, all' opera vera e propria.
Buona visione!

giovedì 1 ottobre 2009

Acquisti del mese


...perché ho letto la prima avventura del personaggio di Ghelfi e mi è proprio piaciuta: un mix di intrighi e malinconia tipici della Russia post comunista in stile "Gorky Park", con una massiccia dose di azione.

 


...perché questo numero dell'Indagatore dell'Incubo è scritto da Michele Medda, l' ottimo autore di Caravan.





...perché...c'è davvero bisogno di dirlo? Una biografia del Re, ricchissima di tavole e studi a matita. Dalle Edizioni BD

martedì 15 settembre 2009

Ricevo e volentieri pubblico!

DOMENICA 27 SETTEMBRE, in chiusura della manifestazione ASCOLI GAMES 2009 verrà presentato al pubblico l'ultimo film realizzato dallo STUDIO GHIBLI che vede alla regia il pluripremiato HAYAO MIYAZAKI: "PONYO SULLA SCOGLIERA". Dopo il successo ottenuto nelle sale italiane, viene ripresentato per dare a tutti la possibilità di vedere questo capolavoro della narrazione disegnata...

La manifestazione verrà svolta presso le sale del Centro di Aggregazione Giovanile "L'IMPRONTA" sito in Ascoli Piceno - P.zza Bonfini

L'appuntamento è quindi fissato per DOMENICA 27 SETTEMBRE ore 21:00 ... NON MANCATE !!!

L'INGRESSO E' TOTALMENTE GRATUITO!

http://dimensionefumetto.splinder.com/post/21315812/ASCOLI+GAMES+2009+%C3%A8+alle+port


giovedì 10 settembre 2009

Caravan 4 - La storia di Carrie

 
Originale nel raccontare storie di persone qualsiasi, intelligente e persino - a tratti - commovente.
La miglior mini-serie Bonelli di sempre?

mercoledì 9 settembre 2009

"Seeker" di Jack McDevitt



Viaggi verso lontani pianeti e incontri con civiltà aliene. Per quanto apprezzi le riflessioni sottese a certi racconti di fantascienza, alla fine sono questi i temi sci-fi che mi avvincono di più.
Ho quindi particolarmente apprezzato "Seeker" di Jack McDevitt, recentemente apparso sulle pagine di Urania.
Si tratta, in buona sostanza, di una sofisticata detective story, o per essere precisi, di un racconto di fantarcheologia: la protagonista del romanzo, dipendente di una società che commercia in manufatti antichi, entra in possesso di una tazzina recante il simbolo di una nave stellare dispersa da migliaia di anni, la Seeker, appunto. E non si tratta di una nave stellare qualunque: è stata utlilizzata per la migrazione di una colonia di antichi terrestri. Un viaggio senza ritorno, verso un pianeta dalla posizione segreta, per fondare una civiltà finalmente "libera". Trovare l'astronave potrebbe significare trovare anche l'antica colonia, sollevare il velo di mistero che grava sulla sua storia, e, magari rinvenire anche preziosi reperti.
Inizia così un'indagine che conduce la protagonista fino ai limiti dell'universo conosciuto e la costringe anche a confrontarsi con i Muti, l'unica razza aliena conosciuta, costituita da individui telepatici.
Il romanzo di McDevitt, vincitore del premio Nebula, è decisamente avvincente: i suoi punti di forza sono una prosa efficace, le innovative trovate per i moderni metodi di indagine della protagonista e l'efficacia con cui è tratteggiato il contatto con la razza aliena.
Alcuni dialoghi paiono un po' troppo forzati nel perseguire il loro intento informativo, ma che cavolo: se ti trovi a inseguire un pianeta scomparso e ambisci a dare un minimo di "realismo" alla ricerca, è un peccato che si può perdonare.

mercoledì 26 agosto 2009

"Un anno terribile" di John Fante



Quando leggo che un autore è morto lasciando inedite alcune delle sue opere, penso subito che abbia deliberatamente scelto di tenerle per sé e ritengo spesso la loro pubblicazione postuma un atto di violenza.
Nel caso di "Un anno terribile", è lo stesso Fante a definire l'opera non importante e poco significativa in alcune lettere pubblicate in calce al volume, uscito appunto postumo, grazie all'intervento di sua moglie.
Ovviamente, una simile premessa potrebbe far desistere dall'acquisto, ma sarebbe un peccato.
Infatti, anche se forse distante dalle vette raggiunte nelle opere più famose, "Un anno terribile" è un racconto di rara intensità, e dalle sue pagine la figura passionale di Dominic Molise, il dodicenne protagonista, emerge con una carica di simpatia dirompente. Nato da una famiglia di poverissimi emigranti italiani, ha solo una flebile speranza di sfuggire a una vita di miserie e stenti: riuscire a mettere a frutto il Braccio - il suo potentissimo braccio sinistro, donatogli, ne è convinto, da Dio - per entrare in una squadra di baseball della major league.
Ma come riuscire a partire, voltando le spalle a suo padre, che vuole fare di lui un muratore e fondare finalmente l'impresa edile di famiglia sempre sognata?
In poco più di cento pagine, Fante tratteggia da par suo i turbamenti del protagonista per il suo primo, irraggiungibile, amore; la miserevole condizione degli emigranti italiani negli USA; e un memorabile quanto controverso rapporto padre / figlio.
Tutto ciò raccontato con un accento tragicomico unico.
Che dire? Sarebbe stato davvero un peccato lasciare nel cassetto un racconto simile.